La difficile mediazione di Monti con la Merkel per una crescita rigorosa

La campagna di Mario Monti per la crescita in Europa rischia di subire un improvviso colpo d’arresto. Alla vigilia del primo incontro tra Angela Merkel e François Hollande, il caos politico in Grecia e la sconfitta della cancelliera in Nord Reno Westfalia hanno spaventato i mercati ed è nuovamente allarme rosso per la zona euro nel suo insieme. “L’impressione è di essere tornati a novembre”, quando Italia e Spagna erano nel pieno della tempesta e la parola “crescita” non era ancora sulla bocca di tutti, spiega un funzionario europeo.
22 AGO 20
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L'agenzia internazionale Moody's ha tagliato il rating di 26 banche italiane. I rating delle banche italiane "sono adesso tra i più bassi nei paesi dell'Europa avanzata e riflettono – avverte l'Agenzia in una nota - la vulnerabilità di queste banche a contesti operativi sfavorevoli in Italia e in Europa". Gli outlook per tutte le banche interessate dal taglio di rating sono negativi.

La campagna di Mario Monti per la crescita in Europa rischia di subire un improvviso colpo d’arresto. Alla vigilia del primo incontro tra Angela Merkel e François Hollande, il caos politico in Grecia e la sconfitta della cancelliera in Nord Reno Westfalia hanno spaventato i mercati ed è nuovamente allarme rosso per la zona euro nel suo insieme. “L’impressione è di essere tornati a novembre”, quando Italia e Spagna erano nel pieno della tempesta e la parola “crescita” non era ancora sulla bocca di tutti, spiega un funzionario europeo. Le Borse europee ieri hanno chiuso in profondo rosso – Milano ha perso il 2,74 per cento – mentre gli spread dei Btp e dei Bonos sui Bund tedeschi sono di nuovo sotto tensione – rispettivamente a 425 e 477 punti base. Per la Spagna è un record dall’introduzione dell’euro. E’ un primato, ma al ribasso, anche per i rendimenti delle obbligazioni di Germania, Finlandia e Olanda: gli investitori fuggono dal debito sovrano a rischio alla ricerca di investimenti sicuri.
La disfatta della Cdu in Nord Reno Westfalia alimenta i timori che l’Europa perda un altro pilota, quello che ha saputo imporre la strategia dei risanamento – comunque la si giudichi – come risposta alla crisi. I dati sul debito pubblico italiano – che secondo Bankitalia a marzo ha raggiunto la soglia record di 1.946,083 miliardi di euro, 17 miliardi in più rispetto a quanto registrato a febbraio – non aiutano. Ma è la Grecia la fonte dell’allarme più immediato. La prospettiva di un’uscita di Atene dall’euro si fa ogni giorno più concreta, con ripercussioni imprevedibili in termini di contagio ed effetto domino. Il destino del paese “è nelle mani dei greci”, ha ribadito la Commissione europea. Un pranzo tra José Manuel Barroso, Herman Van Rompuy, Mario Draghi e Jean-Claude Juncker si è trasformato in una riunione d’emergenza prima dell’inizio dell’Eurogruppo. I ministri delle Finanze a tarda sera erano ancora impegnati a discutere di Grecia e Spagna. Per l’olandese Jan Kees de Jager “non c’è spazio per allentare le condizioni poste dal secondo programma di salvataggio”. L’austriaca Maria Fekter ha minacciato l’uscita della Grecia non solo dall’euro, ma dall’Ue. La Spagna vuole “cooperazione da tutta la zona euro”. “Abbiamo già fatto grandi sforzi, il massimo possibile”, ha detto il tedesco Wolfgang Schäuble. “Possiamo solo sperare che i greci prendano la giusta decisione”, altrimenti “dovremo reagire in modo da assicurarci che le conseguenze siano il più limitate possibili”.
La sconfitta in Nord Reno Westfalia non sembra per ora aver allentato l’ortodossia di Merkel nel braccio di ferro su crescita e austerità con il francese Hollande, che sarà ricevuto oggi a Berlino subito dopo il suo insediamento all’Eliseo. “Il lavoro in Europa non sarà influenzato”, ha spiegato la cancelliera, ribadendo che “non c’è contraddizione tra una politica di bilancio solida e la crescita”. Il Fiscal compact e il ruolo della Banca centrale europea non si toccano, ha chiarito Schäuble. Per Monti, che con l’idea della Golden Rule vuole fare da mediatore tra la cancelliera tedesca e il presidente francese, “non è un’operazione facile”, dice al Foglio un ambasciatore dei Ventisette: il pericolo è “uno scontro politico-ideologico tra i sostenitori di due scuole di pensiero diverse”. Ieri le prime schermaglie: la Commissione affari economici e monetari dell’Europarlamento ha bocciato un emendamento presentato dal deputato Roberto Gualtieri (Pse) che prevedeva di modificare il calcolo del deficit strutturale scorporando i due quinti della spesa per investimenti pubblici.
Il presidente del Consiglio oggi pranzerà con Barroso. L’ipotesi di scorporare dal deficit la spesa per investimenti sarà sul menu del colloquio, spiega la portavoce della Commissione: “Sarà affrontato certamente il tema degli investimenti mirati come modo per far ripartire la crescita”. Secondo l’ambasciatore c’è un “gruppo cospicuo di paesi felici di seguire” Monti sulla Golden Rule. Altre grandi iniziative europee sulla crescita – che dovrebbe essere il tema centrale del Consiglio europeo del 23 maggio – non ce ne sono. La Germania ha aperto a un aumento del capitale della Banca europea per gli investimenti, la Commissione spinge per i Project bond, ma ci sono resistenze da parte di altri paesi minori che non intendono accumulare altro debito. Eppure i dati sull’economia reale e il decoupling (scollamento) tra la Germania e gli altri confermano la necessità di muoversi in fretta: la produzione industriale nella zona euro è scesa dello 0,3 per cento tra febbraio e marzo, mentre quella tedesca è cresciuta dell’1,3 per cento.